SISMI-TELECOM
COLPO DOPPIO
L'Unità, 9 luglio 2007
di Marco Travaglio
I pompieri di Pompa &
C. sono già all’opera nel tentativo di spegnere lo scandalo
di spionaggio illegale più grave dai tempi del caso Sifar:
quello del Sismi dell’èra Pollari. Ma l’impresa di
minimizzare i dossier sequestrati nell’ufficio pompesco di
via Nazionale è ardua: salvo dimostrare che quegli appunti
si sono scritti da soli, o che erano la bozza di un romanzo
giallo, o magari che lo spione che li compilava e
conservava era dotato di virtù divinatorie.
Visto che i
bersagli delle sue attenzioni entravano ipso facto nel
mirino di Berlusconi e della sua band. L'episodio più grave
tra quelli finora emersi, dunque il più ignorato da
pompieri & minimizzatori, è quello rivelato due giorni
fa da Francesco Grignetti su la Stampa: il falso dossier di
Pompa per screditare l'allora capo del Sismi, ammiraglio
Gianfranco Battelli, poi sostituito dall'amico (di Pompa e
di Berlusconi) Niccolò Pollari. Un caso da manuale di
«tecnica di un colpo di mano», che fa il paio con quello
gemello avvenuto in casa Telecom negli stessi giorni
dell'estate 2001: la prima estate del secondo governo
Berlusconi. Anche lì si trattava di epurare la vecchia
guardia per rimpiazzarla con la banda Tavaroli, gemellata
col Sismi pollariano tramite Marco Mancini. E anche lì non
si esitò a ricorrere al falso per agevolare il cambio della
guardia: una finta microspia nell'auto dell'amministratore
delegato Enrico Bondi screditò i vecchi 007, prontamente
rimpiazzati dai Tavaroli Boys. Due bufale d'autore per
spianare la strada, ai vertici dell'intelligence dello
Stato e del colosso telefonico nazionale, a quella che un
generale del Sismi definirà poi «la Banda Bassotti», ora
indagata a vario titolo per sequestro di persona,
dossieraggi illegali, peculato, associazione a delinquere e
così via.
Nell'agosto 2001
Berlusconi ha appena insediato il suo governo e già rischia
di tracollare per la sciagurata gestione del G8 di Genova.
Al Sismi c'è ancora Battelli, nominato dal centrosinistra
dopo aver fatto il capo di gabinetto di Beniamino
Andreatta, padre nobile dell'Ulivo e ministro della Difesa
nel primo governo Prodi. Pollari scalpita nel suo ufficio
di vicedirettore del Cesis (organo di coordinamento dei
servizi) e intrattiene una fitta corrispondenza con
l'«analista» Pio Pompa, segnalatogli dal comune amico don
Luigi Verzè, il prete-affarista del San Raffaele che è una
sorta di cappellano di Forza Italia. Pompa produce «report»
a getto continuo sui presunti nemici del Cavaliere, un vero
e proprio «network internazionale» da «disarticolare» anche
con «metodi traumatici». Il nemico - avverte - si annida
ovunque, financo a Palazzo Chigi, dove urge «bonificare».
Cioè, anzitutto, cacciare l'ammiraglio Battelli, noto
comunista, complice - secondo Pompa - delle manovre del
«dispositivo» antiberlusconiano «tese a introdurre elementi
di discredito e di depotenziamento della maggioranza… a
seguito dei gravissimi fatti relativi al G8 e delle
durissime polemiche sfociate nella costituzione del
Comitato bicamerale di indagine conoscitiva». Il vertice
Sismi (in una bozza dello stesso report, Pompa fa nome e
cognome di Battelli) avrebbe addirittura «costituito una
ristretta task force con il compito di produrre le prove
circa la presenza di estremisti di destra negli incidenti
di Genova». In pratica l'ammiraglio infedele starebbe
trescando con l'ex maggioranza ulivista per sabotare il
governo di centrodestra fabbricando una pista nera (Forza
Nuova al posto dei No global) dietro ai Black Bloc «con
l'intento di alleggerire la posizione di difficoltà
dell'opposizione offrendole argomenti in grado di
accrescerne il potere contrattuale nei confronti del
governo, costringendolo a mediare sulle decisioni che
investono i vertici di polizia e dei servizi di sicurezza».
L'appunto, fondato sul nulla, è della fine di agosto del
2001. Il 27 settembre Berlusconi decapita i servizi: al
Sismi esce Battelli ed entra Pollari, con Pompa al seguito.
Intanto l'operazione si ripete pari pari alla Telecom. Qui
la patacca non è un dossier fasullo, ma una cimice-bufala.
Protagonista il trio Tavaroli-Mancini-Cipriani
(quest'ultimo un investigatore privato fiorentino amico di
Gelli e intimo dei primi due). Secondo il gip milanese
Paola Belsito, che li ha arrestati in blocco, Mancini come
numero 2 del Sismi «acquisiva nell'ambito del suo ruolo
istituzionale informazioni che trasmetteva a sua volta a
Tavaroli, il quale le veicolava sull'investigatore
Cipriani, retribuito dalle aziende di Tavaroli con cospicue
somme di denaro». Prova regina della triangolazione: una
«bonifica fasulla fondata su argomenti assai seri e
convincenti» che consentì a Tavaroli di «acquisire un
potere ancora maggiore» con l'«azzeramento dei vertici
della security Telecom». Nell'estate 2001, quando
Tronchetti Provera acquista la Telecom, Tavaroli è capo
della security Pirelli. Ma, com'è ovvio, aspira a mettere
le mani sulla prima compagnia telefonica del paese, che
gestisce pure le intercettazioni per conto dei giudici. Ma
Telecom una security ce l'ha già, diretta da Piero Gallina
sotto la supervisione del segretario generale Vittorio
Nola. Il primo deve saltare per far posto a Tavaroli e ai
suoi boys, il secondo perché bolognese e dunque ritenuto un
pericoloso «prodiano». Detto, fatto. Occhio alle date. Il
31 luglio 2001 il Cda Telecom nomina Enrico Bondi
amministratore delegato. Il 7 agosto il top manager
noleggia un'Audi A8 e avverte interferenze sospette
nell'autoradio. Se ne occupa l'autista di Tronchetti
Provera che, anziché affidare l'auto alla sicurezza
Telecom, si rivolge a Tavaroli (Pirelli). Questi lo manda a
Firenze all'officina Verzoletto, legata all'amico Cipriani.
E qui, puntualmente, il 21 agosto viene trovata la presunta
microspia. Tronchetti sporge denuncia contro ignoti, viene
aperta un'inchiesta, la security Telecom - additata come
incapace di proteggere da intrusioni i nuovi vertici del
gruppo - è delegittimata: il 10 settembre Nola e Gallina si
dimettono: al loro posto arriva Tavaroli, con 500 uomini,
budget e poteri illimitati. Il 15 settembre la Polis
d'Istinto fabbrica un dossier zeppo d'illazioni e veleni su
Prodi e Nola a proposito di presunti finanziamenti occulti
al Professore camuffati da attività promozionali della
Telecom.
Solo cinque anni più tardi, indagando sul fallimento della
Verzoletto, si scoprirà che la cimice era fasulla (un
telefono cellulare smontato, senza display, tastiera e
involucro esterno e dotato di un'antenna e un cavetto
artigianale) e, per giunta, a infilarla nell'auto di Bondi
era stata la stessa ditta indicata da Tavaroli per la
«bonifica». La tecnica del colpo di mano la racconterà ai
pm milanesi nel 2006 Lorenzo Baroncelli, esperto in
bonifiche ambientali della Verzoletto Spa: «Il 20 agosto
sera Verzoletto ci disse di prepararci a bonificare una
macchina che sarebbe arrivata il mattino seguente. Il
mattino seguente in laboratorio Verzoletto ci disse che la
bonifica avrebbe portato a trovare una microspia di sicuro,
ma io mi chiesi come poteva fare a saperlo visto che tra
l'altro tutte le bonifiche che avevamo fatto fino a quel
momento non avevano mai trovato un tubo. Ma il mio collega
mi disse: 'Fava, la microspia la piazziamo noi'. A quel
punto ci disse di fare finta di diventare operativi e
cominciamo a lavorare su questa Audi A8 con operazioni solo
tese a perdere del tempo in modo che l'autista potesse
essere allontanato con la scusa di un caffè. A quel punto
la microspia fu piazzata nella plafoniera della luce di
cortesia. Al ritorno dell'autista, Verzoletto affermò che
la microspia era stata ritrovata: si trattava di un
cellulare sgusciato di quelli che preparavamo in
laboratorio… ».
Fu così che nel settembre
2001, mentre Pollari e Pompa s'insediavano al Sismi,
Tavaroli si installò alla security Telecom. La Banda
Bassotti aveva preso il potere. E non era la
sola.