E PIO
SCRISSE A BERLUSCONI: "LE SARO' FEDELE E
LEALE"
Corriere
della Sera, 4 luglio 2007
"Sarò, se Lei vorrà, il
Suo uomo fedele e leale... Desidero averLa come riferimento
e esempio ponendomi da subito al lavoro". Così scriveva Pio
Pompa al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi subito
dopo essere entrato al Sismi come consigliere del
direttore, il generale Nicolò Pollari. Avvenne sei anni fa,
nel novembre del 2001. Parte della lettera è stata trovata
tra le carte dell'ufficio romano di via Nazionale,
l'archivio "segreto" del Servizio militare sequestrato
nell'inchiesta per il sequestro di Abu Omar e ora oggetto
dell'indagine della Procura di Roma. E' la ricevuto di un
fax inviato alle 19,24 del 21 novembre 2001 a un numero che
corrisponde agli uffici di palazzo Grazioli, la residenza
romana dell'allora premier, in cui compaiono le prime frasi
del messaggio.
Un ringraziamento al "signor Presidente", profondamente
sentito, che inizia così: "Sul foglio che ho davanti stento
ad affidarmi a frasi di rito per esprimerLe la mia
gratitudine nell'aver approvato, nel Ciis di oggi, il mio
inserimento, quale consulente, nello staff del Direttore
del Sismi".
C'è un'importante conoscenza comune tra Pompa e Berlusconi,
filo conduttore sella lettera: "Avendo quale ispiratore e
modello di vita don Luigi Verzé, che mi ha esistenzialmente
e effettivamente adottato, posso solo parlarLe con il core:
insieme a don Luigi voglio impegnarmi a fondo, com'è nella
tradizione contadina della mia famiglia, nella tutela e
difesa della straordinaria missione che scandisce la Sua
esistenza."
Fu proprio don Verzé - fondatore dell'ospedale San Raffaele
di Milano e amico di vecchia data di Berlusconi - a
presentare al generale Pollari Pio pompa, che davanti al
comitato parlamentare di controllo sui servizi segreti
rivendicò il proprio passato di militante comunista e nella
lettera inviata a palazzo Grazioli scriveva: "In due
occasioni, prima a Milano e successivamente a Roma, ho
colto il Suo sguardo indagatore mentre le stringevo la
mano. Uno sguardo poi divenuto dolce conoscendomi come uomo
fedele e leale di don Luigi. Sarò, se Lei vorrà, anche il
suo uomo fedele e leale".
Segue un accostamento tra il sacerdote, Berlusconi e le
origini familiari di Pompa: "Mio padre contadino, don Luigi
e Lei possedete la forza e la volontà di seminare per il
futuro, oltre la vostra esistenza. Desidero, dunque, averLa
come riferimento e esempio ponendomi da subito al lavoro.
Un lavoro che vorrei, come mi ha suggerito don Luigi,
concordare con Lei quando potrò, se lo riterrà opportuno,
nuovamente incontrarLa."
I saluti richiamano gli slogan della campagna pubblicitaria
con la quale Berlusconi, nel 2001, aveva vinto le elezioni
ed era tornato a palazzo Chigi sei mesi prima: "E' con il
cuore che posso salutarLa: dopo aver fatto l'operaio,
l'impiegato, il dirigente e quant'altro la Divina
Provvidenza mi ha concesso di sperimentare, come la
possibilità di poter lavorare per Lei". E cita Eugenio
Montale, il neo-consulente del capo del Sismi, scrivendo
all'allora presidente del Consiglio che "il Suo pensiero"
gli appare "profondo ma di un'estrema leggerezza
rappresentabile in un verso: "quel tenue bagliore
strofinato, laggiù, non era quello di un fiammifero"".